Il nostro SUD

17 ottobre 2010 | Di: Isabella Tosti


Molte sono le cose che ognuno di noi, nel corso della propria vita non riesce a spiegarsi: una di queste, per quanto mi riguarda, consiste nel non riuscire a capire come si possa non amare il Sud d’Italia. Chi scrive è una marchigiana DOC, nata e vissuta sempre in loco, e pertanto non imputabile di subire influenze di sorta tali da condizionare il proprio pensiero. Non ho infatti né relazioni di parentela con persone che vivono al sud, né possedimenti terrieri o immobiliari da quelle parti, né, tanto meno, storie d’amore particolarmente felici da ricordare. Basti pensare, tanto per fare un esempio che fughi ogni dubbio nei miei potenziali lettori, che il mio fidanzamento con un ragazzo pugliese, durato ben otto anni, è finito miseramente perché lui si è comportato in un modo che definire pessimo è un eufemismo. Il mio, pertanto, è un punto di vista che oserei definire assolutamente obiettivo, anche se sono consapevole che molti non la penseranno così. Con il termine “SUD D’ ITALIA” si è soliti indicare quel complesso geografico della nostra penisola che comprende Campania, Puglia, Calabria, Basilicata, Sicilia e Sardegna; regioni, queste, che hanno secoli di storia complicata alle spalle, le cui conseguenze sono giunte fino ai giorni nostri. Ora, senza rischiare di scivolare nella banalità di un racconto storico trito e ritrito e già sentito mille volte, preferirei invece condividere le emozioni che quella terra, con i suoi abitanti, hanno sempre suscitato in me. Negli anni della scuola il cosiddetto “SUD” ho potuto conoscerlo soltanto attraverso i testi di storia e narrativa che ci venivano propinati. Sebbene molti di essi fossero scritti da persone che avevano una preparazione approfondita sull’argomento e dalle stesse arricchiti con dovizia di particolari, devo sinceramente ammettere che mi hanno lasciato una conoscenza di quella parte d’Italia meramente nozionistica e distaccata. Quando invece, in età ormai adulta, ho finalmente avuto la possibilità di viaggiare, ho scoperto una realtà assolutamente nuova per me. Mi sono ritrovata in un, passatemi l’espressione non originalissima, “piccolo angolo di paradiso”: clima mite, mare limpido, spiagge e paesaggi da cartolina, hanno incarnato nella percezione che ho avuto di quella terra il concetto di bellezza. Spesso, visitando piccoli borghi incontaminati dalla fredda modernizzazione industriale, mi sembrava di riconciliarmi con il mondo e di tornare agli albori della nostra civiltà, quanto tutto era ancora da fare e da scoprire e niente irrimediabilmente distrutto. Ricordo con candido stupore il calore degli abitanti di quei luoghi; alcuni persone semplici e miti, altri artisti eccentrici e burloni, altri ancora rampanti imprenditori con la voglia di conquistare il mondo, ma tutti, indistintamente, con un comune denominatore chiamato “disponibilità”. Disponibilità ad accoglierti come se ti conoscessero da sempre, ad aiutarti anche oltre i limiti delle loro possibilità, a trattarti non da forestiero, ma da amico di vecchia data. Non posso poi dimenticare la voglia di riscatto che ho letto sul volto di molti di loro; i loro occhi, quando si parlava delle piaghe che da sempre, purtroppo, affliggono quelle regioni, avevano un guizzo e il loro sguardo sembrava ammonire “gridando” ‘SI’, E’ VERO, FINO AD ORA E’ STATO COSI’, MA LE COSE CAMBIERANNO, PERCHE’ NOI, ITALIANI FIERI DI ESSERE MERIDIONALI, NON MOLLEREMO LA PRESA E CI IMPEGNEREMO PER RIDARE RISPETTO E LEGALITA’ ALLA NOSTRA TERRA’.
Di fronte a tutto questo, quindi, mi domando come si fa a considerare il SUD D’ITALIA una scomoda zavorra? Perché tanto accanimento verso una parte d’Italia che dovremmo al contrario preservare, aiutare, valorizzare? Perché molti vogliono dimenticare che fa parte della nostra nazione, della nostra storia e del nostro passato? Se una parte del nostro corpo si ammala, non cerchiamo forse di curarla nel migliore dei modi, consapevoli che solo una volta che sarà guarita torneremo a stare bene? Perché, allora, questo semplice ed elementare principio non viene applicato anche al nostro Paese?
Lascio alla nostra classe dirigente, o meglio, ad una parte di essa, la possibilità di replicare.

In: Giovani



3 Responses to Il nostro SUD

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Gianluca Enzo Buono

18 ottobre 2010 alle 20:45

“Disponibilità ad accoglierti come se ti conoscessero da sempre, ad aiutarti anche oltre i limiti delle loro possibilità, a trattarti non da forestiero, ma da amico di vecchia data”.

Ho ripreso un passaggio del tuo bel post…chissà se quanto scrivi viene dopo la visione di “Benvenuti al sud”, un film ben riuscito che finalmente fa una buona pubblicità al nostro sud.

Se non sei andata ancora al cinema vai, vale il biglietto

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Isabella Tosti

18 ottobre 2010 alle 21:13

Non ho ancora visto il film che mi suggerisci Gianluca, ma lo farò sicuramente.
Quello che ho scritto mi è venuto dal profondo del cuore.
Ritengo che, invece di sottolineare sempre e soltanto gli aspetti negativi, sia molto più costruttivo esaltarne i tantissimi lati positivi.

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Gianluca Enzo Buono

18 ottobre 2010 alle 21:41

allora vai, ti piacerà un sacco!

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